Quale bagaglio possiamo portare?
Ciò che siamo in questo momento, nell’istante in cui decidiamo di partire, non ha importanza se siamo felici o tristi.
Poveri o ricchi.
Soli o sposati.
L’importante è partire lasciando indietro ciò che non conta, l’orgoglio, la fretta, la salute, il denaro, la casa, gli affetti, la tristezza o la gioia, tutte cose che appesantiscono il camminare.
La ricerca di chi siamo e dove vogliamo andare è più importante.
Tutto il resto quello che conta lo ritroveremo quando incontrandoci con noi stessi ne comprenderemo il valore e l’importanza.
Dunque partiamo.
Mettiamoci in cammino perché a nulla vale la vita se non sappiamo chi siamo.
Ricordarci da dove veniamo ci aiuterà a capire chi siamo e dove vogliamo andare.
I ricordi sono la nostra valigia.
I DISCEPOLI DI EMMAUS.
Luca 24, 13-24
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
“Smarriti, sperduti. Tutto era perduto. Il regno svanito, la Sua vita finita insieme alle loro speranze.”
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
“Le preoccupazioni ciò a cui erano legati chiude i loro occhi e gli impedisce di riconoscerlo.”
Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciė che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciė che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciė son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
“Per capire chi siamo occorre riprendere in mano la nostra vita e raccontarla di nuovo, narrare ad altri il nostro vissuto, srotolare il tappeto dei ricordi e leggerlo di nuovo cercando di spiegare, impegnandosi a voler trovare una risposta che ci consoli che ci dia una giustificazione. Che in qualche maniera accenda una speranza e al tempo stesso giustifichi il nostro fuggire.”
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciė che si riferiva a lui.
“Eppure sappiamo la verità se ci guardiamo nel profondo scopriamo la risposta, nel racconto è Gesù, lo sconosciuto che parla di se della sua esperienza letta alla luce delle sacre scritture, quelle scritture che Cleopa conosce perché le ha imparate sino da bambino nella sinagoga, ma che non riusciva a vedere perché i suoi occhi non erano limpidi.”
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.
“Si sono ritrovati.
E tornano indietro hanno capito chi sono, sono discepoli, sono stati scelti per annunziare le meravigliose opere di Dio non resta che essere e fare ciò che sono.”
Re 1 – Capitolo 19,1-11
Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi.
Giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo. Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro.
Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi.
Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?».
Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».
Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Il deserto, l’essenzialità del cibo, pane e acqua ci conducono al monte di Dio l’Oreb.
Nel deserto, nel nulla dove regnano i serpenti e gli scorpioni lì è necessario camminare è necessario andare alla ricerca di se stessi, per giungere al monte del Signore, il cammino dentro noi stessi non vuole distrazioni e per giungere alla verità occorre scalare, salire e ripararsi in una grotta, nella grotta della nostra coscienza in quel luogo dove la voce di Dio risuona con la dolcezza di un respiro, di fronte al quale ci copriamo la faccia perché il Signore ci mostri veramente il nostro volto nascosto.
UNA SOCIETÀ INCAPACE DI UN PROGETTO – VIOLENZA- DROGA- ALCOOL- SESSO- SHOPPING- E BENESSERE.
A differenza di noi ma come noi, anche la comunità cristiana e la società ha bisogno di fare un cammino per scoprire chi è, quel’è il suo progetto sull’uomo, qual’è la sua anima.
Viviamo in una società inanimata, incapace di vedere il proprio cammino, di avere un progetto che l’aiuti a scoprire se stessa.
La comunità credente sempre più ha perso il suo ruolo di lievito e sale, come del resto si stanno perdendo tutti quei valori che formano il tessuto umano su cui s’innesta il cristianesimo.
La solidarietà, l’altruismo, la verità, la giustizia.
Tutto viene ridotto ad un’unica legge ad un’unica misura, l’uomo e le proprie voglie come modello di riferimento, la soddisfazione dei propri bisogni come unica misura delle proprie scelte.
Alcool, droga, denaro, sesso, benessere, sono i modelli a cui sempre più la nostra società si sta uniformando.
Si diventa insensibili separando confinando la fede in ambito solamente privato, attuando una separazione tra ciò che è valido in chiesa e ciò che è valido nella società.
La prima cosa da lasciare è la nostra infallibilità il nostro crederci depositari della verità assoluta.
Dobbiamo partire con l’umiltà.
Spesso, si parte con in pugno la verità, il centro del nostro mettersi in viaggio siamo noi.
Noi animati dalla giustizia.
Noi difensori della legge.
Noi possessori della conoscenza.
Noi sappiamo cosa fare e come deve essere fatto.
Siamo talmente sicuri delle nostre certezze che non vi è dubbio nelle nostre azioni non vi è tentennamento.
Ciò che riteniamo importante, ciò che sappiamo essere vero senza discussione.
Ciò che siamo noi, il nostro posto nella comunità dei credenti.
Il nostro posto nella società.
Il nostro lavoro, ciò che abbiamo vissuto e costruito con pazienza.
Quale idea abbiamo di noi stessi? Come ci pensiamo? Quale immagine emerge dallo specchio interiore della nostra anima quando ci guardiamo?
Anche lì nel segreto del nostro cuore si può viaggiare ed avviene l’incontro.
Improvviso si verifica l’incontro, perdiamo la vista, brancoliamo nel buio, le nostre certezze svanisco e ci troviamo a dover dipendere dagli altri.
Intorno silenzio e notte.
Anche ai Santi capita questo.
LA VOCAZIONE DI SAULO
Atti – Capitolo 9,1-9
Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?».
Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciė che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.
Quante volte presumiamo di sapere e giudichiamo l’operato degli altri senza ritegno e preoccupazione, pensiamo di essere intelligenti e sapienti ma non è così, ancora una volta l’occupare posti di potere e responsabilità ci fa dimenticare l’umiltà.
Colloquio con Nicodemo
Giovanni – Capitolo 3,1
C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
“Lui sa e lo vuol far sapere, è come se dicesse a Gesù, guarda che io sono capace e bravo, so tutto di te , ti conosco per cui puoi parlare liberamente, sono in grado di capirti.”
LGli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodemo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
“Povero Nicodemo che non sa andare oltre le proprie convinzione e sottolinea a Gesù l’impossibilità del suo ragionamento, quante volte ci siamo sentiti bravi, in grado di correggere e suggerire agli altri la verità indicando loro la strada giusta.”
Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
“Carne e spirito, non è un riferimento al nostro essere fisico, non siamo di carne in quanto fatti di carne o di spirito perché abbiamo l’anima. Siamo Spirito se ci lasciamo dominare dallo Spirito se ci rendiamo docili alla sua azione se ciò che desideriamo è essere suoi allora siamo cielo, siamo spirito. Siamo di carne invece quando scegliamo la terra i desideri, le voglie le nostre passioni, quando noi siamo misura di noi stessi, allora siamo di terra e non siamo cielo.”
Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito». Replicò Nicodemo: «Come può accadere questo?».
“Ora Nicodemo ha capito di non capire ed ha bisogno di chiedere spiegazioni si è incamminato finalmente sul sentiero dell’umiltà.”
Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Una società che sa tutto, che tutto capisce e indaga, una società che crede la scienza onnipotente, che si affida per la bellezza alla plastica, e per la salute alle medice, che pensa soltanto a costruire supermercati che diventano luoghi di ritrovo e di svago, una società che non accetta più il mistero e la morte.
Non produce niente se non nevrosi.
Stiamo sempre più diventando una società schizofrenica dove per essere accettati bisogna essere giovani e belli, senza freni morali.
Anche nella chiesa spesso non si ascolta lo Spirito Santo siamo tanto presi dalle nostre verità dal fatto che lo abbiamo ricevuto che crediamo quasi che sia automatico, io lo possiedo dunque sono.
Non è assolutamente vero, l’aver ricevuto lo Spirito non vuol dire essere docili alla sua azione, non vuol dire comprendere tutto, anzi vuol dire mettersi al servizio e ritenere che anche negli altri esso soffia, perché è un vento che soffia dove vuole e nessuno lo controlla o ne è l’unico possessore.
Il viaggio non finisce mai, non ha una data di termine o scadenza, andare alla ricerca di se stessi si può fare sempre a qualunque età, anche giunti alla fine della vita per rimettere in discussione tutto.
Il nostro viaggio non finisce qui, con la morte.
La dimensione perenne del viaggio.
Anche in Paradiso.
Ecco allora.
Un uomo realizzato e giusto.
Ha risposto al Signore, ha compiuto la sua volontà.
Sempre ha confidato in Lui, anche se ha volte da buon uomo pratico ha trovato soluzioni alternative, fingersi il fratello di Sara per sfuggire al Faraone, Avere un figlio da Agar.
Ma lui è un uomo giusto, sempre pronto a lottare per i parenti, Lot e la guerra dei 4 Re riconoscente verso il servo fedele Eliazar uomo di preghiera e generoso, intercede per i nemici e per coloro che sbagliano, vedi preghiera per Sodoma e Gomorra.
Ha tutto anche il figlio della promessa Isacco.
Possiede armenti e un popolo e una terra.
E l’incontro avviene va sul monte e uccidi (Sacrifica) Isacco.
Tutto crolla.
Il sacrificio di Isacco
Genesi – Capitolo 22, 1-12
Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!».
Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?».
“Con quale cuore stendere la mano sul figlio? Con che coraggio, chissà cosa avrà provato Abramo, chissà quale passione, quale agitazione, inquietudine ci sarà stata dentro il suo animo, quale dolore terribile avrà sconquassato le sue viscere. Il figlio della promessa che diventava il figlio dell’olocausto.”
Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutt’e due insieme; così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna.
Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio».
“Abramo divenne l’amico di Dio, quello con cui si sta in conversazione e si passeggia alla brezza quell’amico con il quale si volge lo sguardo in alto e nelle notti fredde invernali si vede una miriade di stelle dove brilla il volto di ciascuno.”
Una società che non pone al centro gli anziani e i bambini è una società che trascura le proprie radici e uccide il proprio futuro.
Conclusione
Era l’alba del 1 luglio 397 quando San Zanobi ispirato da Dio si mosse da Firenze dalla sua Cattedrale che allora era San Lorenzo per giungere, seguendo una ispirazione divina a Vingone e salire su a Casignano dove lungo una strada romana sorgeva un piccolo tempio pagano, ma di lì passavano tutti i carri che portavano da San Casciano attraverso la Romola il cibo e i mattoni della fornace a Firenze.
Eccolo dunque in cammino, Casignano, Empoli, Monte Lupo, San Casciano, Firenzuola luoghi che ha raggiunto che ha evangelizzato per portare la buona novella, per essere se stesso.
Casignano, il primo? L’ultimo dei luoghi in cui è stato ? Poco importa.
Se voleva incontrare la gente predicare a chi lavora e soffre lungo la via doveva andare là, non sappiamo quale fosse l’ispirazione divina, sappiamo soltanto che la seguì e fondo la Chiesa di Casignano, lasciandovi poi Eugenio, Fiorenzo e Crescenzo percorse le strade per essere con gli uomini del suo tempo uomo per l’uomo uomo di Dio.