“Ogni silenzio è complice.”
Casignano 17 dicembre 2007
Lettera aperta alla comunità Diaconale fiorentina ed a Sua Em.za Rev.ma Card. Ennio Antonelli Arcivescovo di Firenze
Emin.za Rev.ma, confratelli Diaconi,
più volte siamo stati interpellati per riflettere sul diaconato e sul ruolo che i diaconi svolgono nella Comunità Ecclesiale.
Più volte ho ritenuto opportuno nel tempo esprimere liberamente il mio pensiero così come faccio oggi.
Chi è il diacono?
Se dicessi che l’ho capito direi una bugia, rimane sempre misterioso e oscuro il perché, nella sua infinita misericordia, il Signore, abbia voluto i Diaconi.
Posso solo calare questa identità nella mia persona, guardando indietro ai 17 anni di diaconato permanente ed ai 27 di appartenenza alla comunità Diaconale.
Entrai nella Comunità nel 1980, c’era Don Mauro, quando erano pochi gli appartenenti ed iniziava allora a prendere il volo cercando allora, come ora di rispondere al problema della identità del Diacono.
Oggi posso dire che il Diacono è la risposta ad un problema, ad una criticità, è la risposta all’esigenza di una testimonianza non soltanto qualificata, articolata ed organizzata, ma soprattutto la risposta attraverso una presenza “ordinata”.
Continuamente nascono emergenze nella Comunità Umana, lo vediamo tutti i giorni, basta aprire il giornale o accendere il televisore.
La Pedofilia, la violenza, la prostituzione, il degrado di tante periferie, la droga, l’alcolismo, i giovani allo sbando, la donna offesa e violentata nella sua profonda identità, l’annuncio disatteso del Vangelo e chi più ne ha più ne metta.
Ecco allora i Diaconi, pronti all’appello, per essere inviati.
Siamo servi, nulla di meglio che servire.
Veniamo “mandati” perché siamo, in virtù dell’Ordine Sacro, ripieni di Spirito Santo per rispondere alle emergenze.
Beninteso non è così automatica la cosa, è vero che possediamo lo Spirito Santo, ma lo usiamo? Siamo docili alla Sua azione, ci lasciamo guidare o guidiamo? Altrimenti è del tutto inutile averlo, perché non siamo noi a possedere Lui, ma Lui a possedere noi, e noi dobbiamo lasciarci possedere.
Se lo lasciamo agire in noi, poco importa di cosa si tratti, siano i problemi con le mense delle vedove, o il parlare con l’Eunuco della Regina Candace, oppure il testimoniare davanti al Sinedrio i cieli aperti e il figlio dell’Uomo seduto alla destra del Padre.
Siamo qualificati perché Lui è in noi e noi l’arricchiamo della nostra realtà perché abbiamo alle spalle l’esperienza della vita vissuta sul campo, moglie e figli.
Non siamo soli, abbiamo coniugato l’amore con il sacrificio e le rinunce, abbiamo la consapevolezza che senza la forza che viene dall’essere “uno” con la nostra moglie niente possiamo.
Conosciamo i giovani pagando spesso sulla nostra pelle le insufficienze e le difficoltà coi nostri stessi figli, facciamo i conti con i soldi che non bastano, con le nostre debolezze, ma è questo che ci rende forti e compagni qualificati con tanti uomini e donne del nostro tempo che vagano nella ricerca di una luce di una piccola speranza.
In questo siamo stati scelti, per le nostre debolezze perché in noi attraverso di noi fosse presente ed evidente la forza della Sua Croce.
Nostro Signore Chiama, il Diacono risponde.
Anche a noi è affidato il compito esplicito del Signore Gesù, che prima della sua Ascensione ha comandato di annunciare la Libertà ai prigionieri, la vista ai ciechi, per gli zoppi la salute, un anno di grazia del Signore Gesù o se preferite un “Annuncio di Gioia” “l’Evangelo” e poi di Battezzare tutte le genti.
Il Diaconato, non può prescindere dalla persona, dai suoi doni, dai suoi Carismi, non c’è, almeno secondo me, un “essere Diacono” uguale per tutti.
Ogni Diacono ha le sue peculiarità, il suo modo di essere, il suo modo di esprimersi, perché il diaconato è un Sacramento che coinvolge la famiglia e non soltanto una singola persona.
Questo vale anche per i Diaconi Permanenti Celibi, i quali anch’essi sperimentano in modo profondo e unico il loro essere pienamente nel mondo ma “non” del mondo.
Secondo me il Diacono esprime in pieno la totale “libertà” di Dio, oserei dire la “Sua Fantasia”.
Questo almeno mi suggerisce la mia esperienza.
Voi sapete che ho fatto per 5 anni l’Assessore nel Comune di Scandicci, con il beneplacito dell’allora Arcivescovo di Firenze Mons. Silvano Card. Piovanelli, concesso prima della mia accettazione all’incarico, ma l’ho fatto anche nella consapevolezza che non ci possono essere ambiti preclusi al Diacono
Se il Diacono è colui che annuncia e battezza comprendete che non può esserci luogo dell’attività dell’uomo precluso all’azione dello Spirito che attraverso il Diacono viene “portato” ovunque, perché come dice San Paolo Lui sia tutto in tutti.
Il Diacono è, per me, la “task force” la forza di “pronto intervento” dello Spirito Santo del Paraclito, di Colui che sta Accanto, che si fa compagno che ha cura e si occupa degli uomini pellegrini sulla terra, perché trovino la strada, è la sentinella che non soltanto indica, ma accompagna, come nel Vangelo da Gerusalemme alla locanda di Emmaus, in quel viaggio non è forse il “Diacono” e Signore Gesù che conforta, consola, incoraggia, spiega?
Certamente ogni diacono è chiamato a viverlo nella propria vita, nelle proprie inclinazioni, nelle proprie capacità, sia nel fare che nel pensare, che nell’essere.
Mortificare ciò che possediamo diventa mortificare lo Spirito, perché servendosi degli uomini egli pone Carismi in ciascuno di Noi perché di quei Carismi “ha bisogno”, Egli non vuole fare a meno di noi.
Per cui nel “fare” ciascuno di noi deve guardare nel profondo del proprio cuore e scoprire ciò a cui il Signore lo chiama, quei doni che possediamo e di cui siamo a conoscenza, perché come diceva un mio carissimo amico oggi nella casa del Padre, “Nessuno può dare ciò che non ha”.
Riguardo all’essere, è stabilito nella nostra ordinazione, nella consegna della Parola di Dio perché venga fatta nostra da ciascuno di noi e poi spezzata come pane per portare ovunque il Lieto Annuncio.
Questo ritengo debba essere e fare il diacono.
A questo ho sempre tenuto fede, anche se devo dire che lo Spirito Santo che è in me è stato mortificato molto spesso ed io con Lui.
Non soltanto assistiamo ad un totale disinteresse nei confronti dei diaconi e non serve che alcuni di noi siano stati al centro delle attenzioni, oppure che si possa invocare il fatto della mia costante assenza dalla comunità.
Se veramente interessava la mia presenza avrei dovuto e con me altri sentire la voce del responsabile della Comunità Diaconale, tal Don Mario Landi il quale non si è fatto scrupolo di scrivermi ed interpellarmi quando diventai assessore per poi dimenticarsi anche del mio nome.
Per quanto riguarda Vostra Eminenza devo fare alcune sottolineature che spero potrà accogliere con quella sua Paterna bontà che La contraddistingue.
Mi spiace molto ma ritengo doveroso sottolineare che i segni sono importanti, che la nostra Fede si nutre e vive di Simboli e Segni che diventano nella Liturgia indispensabili per comprendere e comunicare il Mistero.
Viene nominato il nuovo Direttore della Caritas Diocesana e i Diaconi non vengono neppure interpellati, non voglio dire “presi in considerazione”.
Mi chiedo se davvero si creda a questo Sacramento, se davvero siamo convinti che oltre ad avere uomini qualificati e credo che se potessi leggere nei cuori dei miei confratelli qualcuno troverei, vi sono uomini chiamati al Diaconato proprio per questo compito e non mi si venga a dire che la scelta di un laico è positiva, certamente è un passo avanti nel coinvolgimento dei laici nella missione della Chiesa,
ma tutto finisce lì.
Sarebbe come mandare al momento della consacrazione un uomo qualunque a consacrare.
Cosa si direbbe se facessimo così, si direbbe che il Vescovo ha perduto il senno, non sa che i sacerdoti sono i ministri dell’Eucarestia deputati a questo scopo?
Alora chi è deputato alla carità se non un diacono?
Purtroppo il diacono è confinato durante la Celebrazione eucaristica a fare l’attaccapanni abbellente della liturgia e nient’altro.
Ma allora chi siamo?
Neppure insegnanti di religione qualificati dall’ordine, dall’esperienza, dalle capacità professionali acquisite.
Infatti dopo 20 anni d’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche mi son trovato a vivere un’altra esperienza che mostra chiaramente il rispetto per le persone e i diaconi, ero al Liceo Artistico ormai da 20 anni, inserito perfettamente nel corpo docente, con un progetto all’attivo che coinvolgeva 96 ragazzi e 6 insegnanti il progetto si chiamava S.A.S.A. (Spiritualità, Ambiente, Sport e arte) i 96 ragazzi molti dei quali non fanno religione, venivano portati nelle chiese di Scandicci per conoscerne la storia religiosa e artistica della loro città, le radici cristiane da cui proveniamo e che da sempre gli artisti hanno espresso attraverso quadri, sculture e opere architettoniche.
Un progetto per coinvolgere anche chi è lontano dalla fede.
Da questo settembre tutto finito!
Oggi quel progetto è chiuso per lasciare spazio ad un insegnante non soltanto non qualificato, ma del tutto incapace ed io, come spesso mi è capitato nei miei 20 anni d’insegnamento, spostato.
Sono in altre due scuole senza lasciare il tempo di lavorare e costruire, anzi ciò che viene costruito con tanta fatica in un attimo si distrugge senza motivazione.
Certo vi chiederete se tutto questo non è altro che uno sfogo da parte mia?
Potrei rispondere con molta semplicità di sì, se non fosse che a Giugno sono stato in compagnia del Vice Preside del Liceo a parlare con Vostra Eminenza per far presente la gravità della situazione, dopo averne parlato prima con Mons. Dante Carolla e dopo che la Preside aveva mandato una lettera in cui chiedeva a Mons. Carolla di lasciare le 18 ore del Liceo Artistico a me in funzione del buon lavoro svolto.
Non voglio recriminare niente, voglio semplicemente “denunciare”, “far conoscere” quello che viviamo.
Soprattutto è la constatazione amara di quanto poco veniamo presi in considerazione, come diaconi, per questo che io sia presente o assente alle riunioni della Comunità Diaconale, non fa la differenza e certamente devo a voi le mie scuse, perché almeno avrei potuto essere presente per conoscere quelli che si sono aggiunti alla Comunità, ma non l’ho fatto e non lo farò perché dopo 27 anni una persona si sente, permettetemi il termine preso in giro.
Frequentavo i grappoli quello a casa di Giovanni, amico e compagno d’ordinazione e dopo tante difficoltà aveva cominciato a riprendere gli incontri anche Stefano, ci hanno costretti a cambiare e dopo una riunione fatta a casa Mia non ne sono state più fatte.
Così anche quella esperienza è finita.
Vedete cari Confratelli, io alcune cose le so fare e in quelle cose Sono Diacono, Amministrare, Restaurare una chiesa (ho restaurato Casignano), Insegnare, occuparmi della Carità, ho fondato e diretto l’Arca di San Zanobi per 10 anni rispondendo ai tanti bisogni dei cittadini italiani ed immigrati poveri.
Altro non so fare ed essere.
Mi sento stanco, ma non abbastanza per dire ancora una volta fraternamente ciò che penso, soprattutto per non arrendermi e lottare sino all’ultimo per tanti ragazzi ai quali ho insegnato e insegno, e che oggi non vengono nemmeno considerati, ma semplicemente trattati come numeri su di un foglio di carta.
Forse sarebbe il caso, Eminenza, di cambiare anche il direttore della Pastorale Scolastica, e naturalmente senza mettere un diacono, mi sembra ovvio.
Credo che essere Diacono voglia dire essenzialmente questo, o almeno per me questo significa, compreso il coraggio pur nell’Obbedienza di dire al mio Vescovo che sta sbagliando.
Prima di chiudere un ultimo suggerimento, io metterei anche un diacono come responsabile della Comunità Diaconale e qualche diacono lo sceglierei per consigliarmi ed aiutarmi nel discernimento.
Sono solo pensieri miei.
Vi ringrazio di essermi stati a sentire e saluto tutti voi in particolar modo quelli che conosco, coloro che non conosco non me ne vogliano, ma non li conosco.
Con Affetto.
Diacono Claudio
Concordo in pieno.
Grazie!
Quando ci si sente nel giusto non si deve tacere.
Non sono diacono ma credo che un diacono è servo di dio e del popolo ma non servo muto della gerarchia. Dio gli ha dato il dono della parola e dentro di lui c’è una fiammella che pochi hanno la fortuna di avere. Continui a dire quello che secondo lei non va. Il Signore l’aiuterà.
Parlare? Tacere? Per i diaconi tante belle parole, ma…? La Chiesa dice tante belle cose per i Diaconi (permanenti),sia attraverso i documenti del Concilio Vaticano II, sia attraverso i documenti successivi e il Diritto Caninco, ma poi tutto cade nell’indifferenza della gerarchia. Tutti hanno dimenticato che il Diacono prima di tutto è “persona” e la persona è per eccellenza soggetto portatore di diritti e di doveri,due facce della stessa medaglia, ma al povero Diacono (permanente) rimane solo solo una faccia della medaglia, diventando così : servo utile.
Se avete voglia clickate Pretioline e vedete come sono stati divisi i Diaconi A e B come se il Sacramento fosse diverso.Scusate fratelli l’amarezza.
Carissimi confratello Claudio, il 17/7/2010 ho letto casualmente la tua “Lettera aperta …”del 17/12/07. Coraggio. Non sei il solo a subire.
“Allora chi siamo?”. È molto semplice: Servi inutili per alcuni – e non son pochi – non nell’accezione evangelica bensì letterale. Costoro vogliono essere serviti. Li ho sentiti con le mie orecchie. Potrai capire chi sono. Ma Gesù non è forse venuto per servire? (cf. Mc 10,45 passim). Allora, serviamo alla Mensa, nella catechesi, gli ammalati. Ogni diacono serve secondo il carisma ricevuto. I diaconi, però, sono considerati più o meno inutili, specie con il motu prorpio Omnium in mentem. Perché? Non expedit! Siamo ignorati? Ma noi continuiamo a servire nella consapevolezza di essere servi inutili. Ma possiamo affemarlo solo allor quando abbiamo fatto tutto quanto dovevamo fare. Tutto il resto è molto relativo.
Una chicca ti aiuterà a capire dov’è il nodo: «ciò che interessa è un’abilitazione normale al lavoro d’insieme (…): un’abilità questa che non si costruisce se non la prezzo di un coraggioso ripensamento della figura quasi monarchica del parroco» (Mons. Franco Giulio Brambrilla in La Parrocchia oggi e domani, Cittadella Ed. p.77).
Visto che la mia posta elettrona già la conosci, poiché è apparsa appena ho digitato le prime due parole, se possibile, nel merito, gradirei un tuo riscontro personale via e mail.
Ad maiora, Giuseppe.
caro confratello vivo la stessa situazione anch’io in una parrocchia di periferia . il Parroco sembra frontalmente molto accogliente con tutti ma dopo 13 anni di lavoro spalla a spalla in vari campi della pastorale ,con discreto successo non personale ma solo opera dello spirito, ha cambiato attegiamento non valorizzando il mio lavoro ma boigottandolo … insomma vivo la tua stessa situazione siamo considerati inutili senza autorità Resta solo la preghiera per i nuovi diaconi e per noi affinchè il nostro ninistero venga valorizzato nei giusti modi ……purtroppo l’ultimo motu proprio non è dello stesso parere
in Cristo risorto Mimmo Diacono
Le variazioni ai canoni 1008 e 1009 col motu propio “omnium in mentem”, è chiaro che sono state suggerite opportunamente e il Papa firma. Però visto che un provvedimento del Magistero e non scritturale e teologico, si poteva modificare in favore dei Diaconi o meglio valorizzare la figura e la funzione del Diacono. Però……………………si vede che non c’è volontà dalla A alla Z.
In Lumen Gentium, tra l’altro, al numero 29 dice:(………..Ad campetentes autem varii generis territoriales Episcoporum coetus, approbante ipso Summo Pontifice, spectat decernere, utrum et ubinam “pro cura animarum” huius modu diaconos instituit opportunum sit……………) La prima traduzione di….pro cura animarum….. viene fatta in …..per il bene delle anime….Poi è stata abbandonato l’originale latino e il termine ” cura delle anime” scompare nelle versioni successive, fino a trovare che la cura delle anime è solo pregogativa del prete.
Quindi come si vede anche qui, tutto viene modificato in modo che il Diacono viene sminuito nelle sue funzioni e nel suo ruolo. La domanda va da sola: perché?
In Sacrum Diaconatus Ordinem al numero 22 recita:… A norma della citata Costituzione del Concilio Vaticano II, spetta al diacono, secondo che l’Ordinario del luogo gli abbia commesso di attendere a tali funzioni:
1) assistere, durante le azioni liturgiche, il vescovo ed il sacerdote per tutto ciò che, secondo le prescrizioni dei diversi libri rituali, gli compete;
2) amministrare solennemente il battesimo e supplire alle cerimonie eventualmente omesse nel conferimento di esso ai bambini e agli adulti;
3) conservare l’Eucaristia, distribuirla a sé e agli altri, portarla come viatico ai moribondi e impartire al popolo con la sacra pisside la cosiddetta benedizione eucaristica;
4) assistere ai matrimoni e benedirli, in nome della Chiesa, per delega del vescovo o del parroco, qualora manchi il sacerdote, nel rispetto di quanto stabilito nel CIC (Cf cann. 1095 § 2 e 1096) e valido restando il canone 1098 le cui prescrizioni, in ciò che si riferisce al sacerdote, devono ritenersi estese anche al diacono;
5) amministrare i sacramentali, presiedere ai riti funebri e di sepoltura;
6) leggere ai fedeli i divini libri della Scrittura e istruire e animare il popolo;
7) presiedere ai servizi del culto e alle preghiere ove non sia presente il sacerdote;
8) dirigere le celebrazioni della parola di Dio, soprattutto quando manchi il sacerdote;
9) esercitare, in nome della Gerarchia, i doveri della carità e dell’amministrazione, nonché le opere di servizio sociale;
10) guidare legittimamente, in nome del parroco e del vescovo, comunità cristiane disperse;
11) promuovere e sostenere le attività apostoliche dei laici.
23. Tutte queste funzioni devono essere compiute in perfetta comunione con il vescovo e con il suo presbiterio, cioè sotto l’autorità del vescovo e del sacerdote che, nel territorio, presiedono alla cura delle anime.
24. I diaconi, per quanto possibile, siano ammessi a far parte dei Consigli Pastorali.
25. I diaconi, come quelli che si dedicano ai misteri di Cristo e della Chiesa, si astengano da qualsiasi cattiva abitudine e procurino di essere sempre graditi a Dio, pronti a qualunque opera buona (Cf 2 Tm 2,21) per la salvezza degli uomini. A motivo, dunque, dell’ordine ricevuto, essi devono superare di gran lunga tutti gli altri nella pratica della vita liturgica, nell’amore alla preghiera, nel servizio divino, nell’esercizio dell’obbedienza, della carità e della castità.
26. Sarà compito della Conferenza episcopale stabilire più efficaci norme per alimentare la vita spirituale dei diaconi, siano essi celibi o viventi nel matrimonio. Procurino, però, gli Ordinari che tutti i diaconi:
1) si dedichino assiduamente alla lettura e all’intima meditazione della parola di Dio;
2) spesso, o anche ogni giorno, partecipino attivamente al sacrificio della Messa, si ristorino spiritualmente con il sacramento della SS. Eucaristia e ad esso devotamente rendano visita;
3) purifichino frequentemente la propria anima con il sacramento della Penitenza e, al fine di riceverlo più degnamente, ogni giorno esaminino la propria coscienza;
4) con intenso esercizio di filiale pietà venerino e amino la Vergine Maria, Madre di Dio.
27. È cosa sommamente conveniente che i diaconi stabilmente costituiti recitino ogni giorno almeno una parte dell’Ufficio divino, da stabilirsi dalla Conferenza episcopale.
28. I diaconi diocesani, almeno ogni due anni, devono attendere agli esercizi spirituali in una qualche casa religiosa o pia opera designata dall’Ordinario.
29. I diaconi non interrompano gli studi, particolarmente quelli sacri; leggano assiduamente i libri divini della Scrittura; si dedichino all’apprendimento delle discipline ecclesiastiche in modo da poter rettamente esporre agli altri la dottrina cattolica e divenire sempre più capaci di istruire e rafforzare gli animi dei fedeli. A tal fine, i diaconi siano invitati a partecipare ai convegni periodici in cui vengono affrontati e trattati problemi relativi alla loro vita ed al sacro ministero.
30. I diaconi, a motivo della particolare natura del ministero loro connesso, devono professare al vescovo riverenza ed obbedienza; i vescovi, da parte loro, stimino assai nel Signore questi ministri del popolo di Dio e li seguano con paterno affetto. Se un diacono, per giusti motivi, si stabilisce temporaneamente fuori della propria diocesi, volentieri procuri di sottomettersi alla vigilanza e all’autorità dell’Ordinario del luogo per tutto ciò che riguarda i doveri e le funzioni propri dello stato diaconale (DIRITTO ORIENTALE, De Personis, can 87: AAS 49 (1957), p. 462).
31. Quanto all’abito, dovrà rispettarsi la consuetudine locale, conformemente alle norme prestabilite dalla Conferenza episcopale.
Il responso della Pontificia Commissione per l’interpretazione dei Decreti del Concilio Vaticano II, del 26 marzo 1968: AAS 60 1968 p.363 stabiliva che i medesimi uffici elencati competono anche al Diacono che non resta in questo grado ma vuole acccedere al sacerdozio. Quindi il dubbio era, non che i permanenti potessero fare quello che facevano i traseunte, ma l’incontrario e la commissione lo ha chiarito.
Questo per dire che per i Diaconi col passare del tempo non si sono fatte migliorie per tener fede al n. 40 del Direttorio, ma per sminuirlo. con affetto don Giorgino
on c’è salvezza per i Diaconi, non sono amati e non saranno mai amati. Non basta operare, lavorare per anni, non serve a niente, tutta la gerarchia, pochissimi esclusi, in Italia i Diaconi non sono amati, solo tollerati se fanno gli zerbini.
SONO DIACONO PERMANENTE. CARO DON GIORGINO, LA COSA GRAVE PER LA CHIESA, IL DIACONO, PER LA PERSONA IN SE STESSA NON E’ PERCHE’ DI FRONTE A CERTE MISERIE IL DIACONO SOFFRE, MA PERCHE QUESTA SORTA DI UMILIAZIONE DI PERSECUZIONE TROVANDO SPESSO PRETESTUOSA ACCOMODANTE PERCHE’ IL DIACONO SIA TAGLIATO FUORI ,RITENENDOLO PIU’ UN LAICO CHE UN CHIERICO, SONO IN PRIMIS I PRETI, IN SECUNDIS CERTI VESCOVI CHE NELLA CERIMONIA DELL’ORDINAZIONE CHIEDONO : PROMETTI FILIALE RISPETTO E OBBEDIENZA A ME E I MIEI SUCCESSORI? ALLORA? LORO PROMETTONO OBBEDIENZA AL PAPA E AL CONCILIO VATICANO II?……. Già agli inizi del secolo VI la chiesa non ha più bisogno di diaconi perché si è accartocciata su se stessa, ha messo da parte molto del primitivo Spirito evangelico e, concentrata come è su «chi deve comandare», e sulla verità da definire e gestire, rimuove chi ricorda che essa nasce dal costato di Cristo-ministro (cioè «servo») e che ai poveri, ai perdenti, ai deragliati è stata destinata. Nessuno dice che l’abolizione del diaconato permanente sia la causa di tutti questi mali. Tutt’altro.
Sono quei mali che espellono il diaconato come non-senso, sul tipo di un matrimonio in frantumi che rende inutile una fede nuziale al dito.
Una Chiesa centrata sulla verità dogmatica e sulla trasmissione di una fede che è assenso alla verità definita, non ha bisogno di diaconi ma di « dottori ». Una Chiesa centrata sul culto sacro e sulla amministrazione dei sacramenti, a rigore, non ha bisogno di diaconi e, se li ha , li piega a chierichetti maggiorati, a lettori qualificati, al massimo a «sostituti ».
Allo stesso modo una Chiesa che nel presbitero accentra ogni potere e funzione, non ha bisogno di diaconi ma di semplici «supplenti »in caso di necessità pastorale.
Così il diacono appare spesso come una specie di prete mancato.
Caro don Giovanni, nella Chiesa ormai è tutto a senso unico,il Vangelo è scritto per gli altri, il Concilio la più alta espressione del Magistero della Chiesa è ignorato quando si tratta di Diaconi, il rispetto filiale o meno è solo a salire, perché quello reciproco non esiste. Tutto si svolge in questa linea di discriminazione sminuendo sempre più il Diacono come persone, come ministro nelle sue funzioni e il suo ruolo e di conseguenza, e questo è ancora più grave, sminuiscono il Sacramento in sè.
Nessuno si rende conto che sminuire una membro della Chiesa e come sminuire tutta la Chiesa, non riconoscere ciò che la Chiesa ha istituito è come non riconoscere la sua autorità. Però va bene cosi…………………..???
Anche io, come molti confratelli, vivo l’esperienza dei primi giorni di ordinazione diaconale. Dissi al mio Vescovo, e lui ne convenne, che eravamo mandati come in trincea, a combattere per far entrare nella testa “dell’alto clero” che Cristo si è definito servo e non comandante, con tutto ciò che questo comporta. Fa stizza sentire parlare di diaconi “permanenti”, come se fossero di seconda serie; se c’è un aggettivo da aggiungere è solo quello di “transeunti” per chi si sta preparando al sacerdozio.
Ho paura che alcuni temano il proficuo ministero diaconale degli “uxorati” come una minaccia al celibato sacerdotale; o una minaccia alla monocratica direzione pastorale e non solo, della parrocchia, che tristezza!
E lasciatemelo dire! che tristezza la “ricercatezza formale” di certi giovani preti, eleganza, modernità, attitudine al comando. Plenipotenziari del Vescovo nelle parrocchie. Che tristezza sentire parroci dire: “Che me ne faccio di un diacono: non confessa, non celebra messa?!”
Nonostante tutto, coraggio confratelli! Sostenuti dalla grazia sacramentale, nella diaconia della liturgia, della predicazione (ma quando mai ti fanno fare un’omelia)
della carità, serviamo il popolo di Dio, col silenzio delle labbra, col grido delle opere, (quando ci consentono di esercitare il ministero non solo nella liturgia) in comunione col Vescovo e col suo presbiterio. (v. LG 29)
Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti al n. 40 tra le altre cose si legge: ..In ogni caso, però,è di grandissima importanza che i diaconi possano svolgere, a seconda delle loro possibilità, il ministero in pienezza, nella predicazione,nella liturgia e nella carità, e non vengano relegati a impegni marginali, a funzioni meramente supplettive, o a impegni che possono essere ordinariamente compiuti da fedeli non ordinati.Solo così i diaconi permanenti appariranno nella loro vera identità di ministri di Cristo e non come laici particolarmentee impegnati nella vita della Chiesa.
Se leggiamo bene il nostro Direttorio troviamo che la Chiesa, nei suoi documenti stabilisce tantissime cose per i Diaconi, ma poi vengono tarpati da Preti e Vescovi che vedono i diaconi come un pericolo per la simpatia che hanno riscosso nelle comunità.
Invito tutti a leggege su” cattolici romani – diaconi permanenti informazioni -
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Per caso sono entrato in questo sito, ho letto con amarezza la biografia di Claudio anche se personalmente mi ha dato sollievo riconoscendomi in tanti punti nelle stesse condizioni “a due anni dall’ingresso in parrocchia del nuovo Parroco non mi è ancora stato concesso di scambiare una parola”. Ho concluso il quindicesimo anno dall’ordinazione, lo Spirito Sonto mi aiuti nel continuare il ministero conferitomi per l’esercizio che mi verrà chiesto.
Sentiamoci uniti nella preghiera perchè non venga meno in ognuno di noi la grazia che lo Spirito Santo ci ha donato nel Sacramento dell’ordine.
Diacono Luigi
Un augurio di Buona e Santa Pasqua a tutti i Diaconi e in modo particolare a quelli che vivono una vita di emarginazione e umilizione. Il Signore non si scorda di nessuno ne dei perseguitati ne dei persecutori. don Giorgino