A QUESTA LETTERA SEGUE RISPOSTA DI DON MARIO E MIA SUCCESSIVA RIFLESSIONE
17 gennaio 2008 Parrocchia SS. Stefano e Caterina a Pozzolatico
Caro Claudio,
ho letto la tua lettera indirizzata alla Comunità Diaconale in cui ti lamenti di essere stato da me dimenticato. Ti assicuro che non è così. Pur essendomi dedicato in questi anni soprattutto al discernimento e alla formazione dei candidati e aspiranti, sono stato sempre presente alle giornate diaconali e ad altri incontri. Lì chiunque ha potuto parlare con me per avere consigli, espormi problemi e richieste. Anche a Pozzolatico ricevo normalmente diaconi, aspiranti e candidati.
Intanto colgo l’occasione per invitarti all’incontro annuale col Vescovo Domenica 27 Gennaio nel pomeriggio.
Ti dovrebbe essere arrivato l’avviso o ti arriverà.
Ti saluto e ti auguro buon lavoro nella scuola e nella Parrocchia.
Don Mario
Caro Don Mario, rispondo alla sua citata qui sopra per intero.
Come prima cosa vorrei scusarmi, perché nella “fretta” di dire il mio pensiero non sono stato evidentemente troppo chiaro.
Mi spiegherò meglio con un esempio, forse così sarò “spero” più chiaro.
L’esempio lo prendo dalla mia esperienza di padre, ho due figli.
Se io per 7 anni non avessi mai parlato con i miei figli, non li avessi mai cercati, mi fossi completamente disinteressato a loro e come risposta dicessi che ero comunque presente alle riunioni in parrocchia, loro mi riderebbero in faccia.
Interessarsi di una persona, vuol dire stargli vicino.
Non penserà mica che non sappia che lei c’è sempre alle riunioni della Comunità Diaconale, o che la posso trovare in parrocchia.
Mi sembrerebbe ovvio, ma al tempo stesso ritengo che ciò sia meno del minimo.
Se questa risposta me l’avesse data il portiere della curia l’avrei ritenuta valida e corretta.
Ma lei Don Mario non è il portiere della curia, lei è il responsabile della Comunità Diaconale, quando ha accettato quest’incarico si è assunto delle responsabilità nei confronti dell’Arcivescovo, ma soprattutto nei confronti di tutti i membri della comunità.
Tra queste responsabilità c’è quella preminente di andare a cercare e capire le ragioni di certi comportamenti dei diaconi, del loro modo di essere e di stare all’interno della comunità diaconale, della parrocchia e della chiesa diocesana.
Suo dovere è cercare la “pecorella” smarrita o la dramma perduta, suo dovere è farsi compagno di noi diaconi pellegrini che spesso ci rechiamo da Gerusalemme ad Emmaus cercando una voce di conforto di aiuto o semplicemente di condivisione di preoccupazioni speranze aspirazioni.
In questo lei è fallito e glielo dico con molta serenità e tranquillità d’animo, senza voler recriminare niente, prendendo atto di un comportamento, il suo, e non solo tenuto nei miei confronti, che la rende inidoneo alla guida della comunità diaconale, meno che mai del discernimento, che non si può proprio fare senza instaurare un rapporto profondo di conoscenza personale.
E poi ha mai pensato che ci si può incontrare senza avere problemi o lamentele da esporre, semplicemente per il piacere d’incotrare degli amici, delle persone, dei semplici esseri umani con i quali è bello dialogare?
Mi spiace molto doverle dire queste cose, non avrei voluto, ma dal momento che mi tira in ballo credo si debbano affermare con molta semplicità in quello spirito fraterno che più volte viene indicato come urgente e necessario specialmente all’interno di una comunità.
Vede don Mario non è l’ordine sacro che la rende un “Buon” sacerdote, un “Pastore”, l’ordine sacro indica semplicemente uno stato di grazia di vita, una scelta che il Signore ha fatto, un carisma ed un ministero che le viene affidato, ma da questo a far si che il carisma, il ministero, e soprattutto l’efficacia di tale compito diventi evidente spetta solo a lei, non c’è un’ automatisma che la garantisce, quasi fosse una magia che immediatamente la rende pastore buono e premuroso.
Caso mai per il fatto che lei accetta un incarico deve anche avere l’umiltà di renderne conto al Vescovo prima di tutto, ma soprattutto ai suoi diaconi ordinati ed aspiranti, perché è per noi per la nostra crescita umana e spirituale che lei viene nominato, mancando a ciò non ha importanza che lei sia gradito dal Vescovo, rimane comunque un amaro fallimento di fronte al quale non vedo altra strada che quella di rifletterci e agire di conseguenza..
Certo non posso parlare per gli altri confratelli, parlo solo per me, ma le chiedo: “non crede che ciò sia più che sufficiente?”
Forse quello che rende Gesù attraente è che Lui è venuto a cercarci per primo, Lui ha fatto il passo verso di noi anche quando eravamo distanti, lontani, non crede che un padre dovrebbe fare altrettanto?
Ci rifletta con calma a quello che le sto dicendo, e soprattutto ascolti.
Distinti saluti.
diacono Claudio