Riflessione sul diaconato permanente.   2 comments

PROPOSTA LINEE GUIDA PER UNA RIFLESSIONE SULLA COMUNITÁ DIACONALE

Dovendo riflettere a distanza di 28 anni dal mio ingresso nella comunità diaconale fiorentina dopo l’avvicendarsi di tre Arcivescovi e di vari responsabili della stessa sono giunto alle seguenti conclusioni.
Ovviamente sono suggerimenti ed esprimono un punto di vista del tutto personale che nasce non soltanto da un’idea teorica di figura del diacono, ma anche da questa mia esperienza per certi versi singolare ma non unica.
Direi sono i suggerimenti dettati da tanti pensieri, considerazioni ed idee che metto sul tavolo per animare un dibattito, per sollecitare riflessioni e risposte, in quello spirito che vuol lavorare e condividere per il bene della comunità umana e cristiana di Firenze.
Prendeteli quindi per ciò che valgono senza però banalizzarli perché sono comunque il tentativo di voler  dare un colpo d’ala e far si che il diaconato diventi se stesso.
Grazie.

1.Responsabile della comunità diaconale, un diacono permanente coniugato.
2.Formare il consiglio diaconale diocesano di cui fanno parte tutti i diaconi più un sacerdote rappresentante del clero diocesano e che si riunisce insieme al Vescovo almeno 1 volta ogni due mesi.
3.Discernimento: 3 diaconi permanenti di cui uno celibe. Valutare gli aspiranti anche sulle loro capacità professionali ed umane, avendo cura di esprimere con chiarezza un giudizio sull’idoneità a svolgere questo ministero ordinato in forma scritta da inviare immediatamente al candidato, al parroco, al Vescovo in quella trasparenza che da sempre dovrebbe contraddistinguerci e con la piena consapevolezza che l’ultima parola spetta allo Spirito Santo tramite il Vescovo.. Il periodo di Valutazione non può essere inferiore a 3 anni.
4.Esercizi spirituali annuali 3 giorni e 2 notti  in case di esercizi specifiche (possibilmente riservati ai soli diaconi senza le consorti)
5.Formazione culturale, pensare ad un percorso specifico ed obbligatorio con un piano di studi comuni ma personalizzato nella frequenza alle esigenze dei singoli, tenuto conto del lavoro e delle esigenze familiari.
6. 3 incontri annuali di convivialità di tutta la comunità aspiranti e diaconi permanenti famiglie in date da stabilirsi per creare conoscenza e fraternità.
7.Riunioni mensili per gli aspiranti dopo cena tenute da diaconi permanenti a turno in modo da illustrare la propria esperienza.
8.Ritiro annuale degli aspiranti al diaconato di 3 giorni e 2 notti con la famiglia in case specifiche.
9.Assegnare a ciascun diacono un incarico con decreto del vescovo, partecipare alle riunioni dei sacerdoti del vicariato.
10.Gestire un giornale di collegamento che aggiorni su quanto avviene nella Diocesi e nella chiesa italiano riguardo ai compiti dei diaconi e su ciò che ciascun diacono fa nei compiti che gli sono stati assegnati.
11.provvedere laddove si renda necessario ad un sostegno economico del diacono permanente e della sua famiglia perché una comunità non può che essere solidale prima di tutto fra i suoi membri.

Suggerimenti per incarichi:(dovrebbero essere riservati qualora vi siano diaconi capaci)

A)Il responsabile della comunità diaconale dovrebbe far parte della riunione dei vicari foranei come membro permanente.
B)Direttore della Caritas Diocesana
C)Direttore Pastorale scolastica
D)Direttore Pastorale Familiare
E)Direttore istituto del sostentamento del clero
F)Membri del Consiglio per gli affari economici
G)Membri del Consiglio diocesano Presbiterale
H)Durante la consacrazione, non mettersi più in ginocchio, in quanto concelebranti, durante la celebrazione in cattedrale in quanto concelebranti affidare a loro la “Frazione del pane”.
Credo che questi miei suggerimenti siano stimolanti per alimentare un dibattito che ritengo oggi più che mai aperto e che dovrà vedere la chiesa impegnata per i prossimi anni.
Certamente molte sono le strade che dovremmo percorrere per giungere ad un minimo di definizione della figura del diacono, anche perché va aggiunta a lettere maiuscole l’IMPREVEDIBILITA’ E LA NOVITA’ DELLO SPIRITO SANTO, capace di soffiare, suggerire, costruire, trasformare, in piena libertà.
Certamente occorre anche aprire il capitolo sulla formazione diaconale e su come si giunge a chiedere di essere fatti diaconi, se prima si deve riconoscere un carisma presente oppure il carisma si forma e si forgia nel partecipare, anche qui le posizioni potrebbero essere molteplici, comunque Dio è sempre libero di costruire percorsi nuovi e mirati sulle persone.
L’apertura alla novità ed alla imprevedibilità della Grazia dovrebbe essere la caratteristica distintiva della comunità diaconale in quanto tale, ricordando che i sette furono chiamati per le mense e poi li ritroviamo su altre strade a compiere e percorrere altre realtà che forse non si aspettavano.
Per non lasciare in sospeso la formazione, dovremmo puntare ad un equilibrio tra le scienze umane e quelle teologiche, perchè il diacono è un uomo di mezzo di frontiera, tra il divino (inteso come liturgia e clero) e l’umano (inteso come vita, figli, famiglia progettualità del matrimonio).
Poi, vedremo.

Claudio

Posted 29 febbraio 2008 by eliadallarocca

2 Commenti a Riflessione sul diaconato permanente.

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  1. Prego e spero che qualcuno ti ascolti e rifletta sulle proposte, ma dubito fortemente. Alcune cose nella mia Diocesi – La Spezia Sarzana Brugnato – le facevamo già ed è stato espresso un non expedit e le altre sono state chieste, ma nulla di fatto.

  2. Prendo spunto dalla lettera “H”nell’ elenco di quelle cose auspicabili che hai indicato. provo a trascriverti una lettera che nel 2000 ho inviato a Vita Pastorale al compianto Padre Falsini.
    MESSALE ROMANO CON TANTE NOVITA’ NELL’ISTRUZIONE + V.P.n.12. Mi rivolgo a Padre Falsini e mi scuso della eventuale vivacità nell’ affrontare l’ argomento. Sono Diacono prossimo ai 62 anni e se il Signore vorrà questi non possono che aumentare. L’ articolo mi ha sorpreso in diverse parti anche se devo premettere che forse non sono riuscito a capire.
    L’inizio: “E’ ormai a disposizione del pubblico…. l’estratto inviato personalmente ai Vescovi ha uno scopo facilmente intuibile: un invito ad accoglierlo e a proporlo all’ attenzione del clero, degli studiosi e degli operatori pastorali”.
    In una prima lettura mi aveva dato l’ impressione che veniva proposto affinché ognuno potesse dare il suo contributo per la stesura definitiva. In seconda lettura ho colto la logica piramidale per cui tutto è fatto e, almeno io, lo vedrò solo quando è posato sull’ altare anche se rientro o dovrei rientrare in quel gruppo di persone di cui all’ introduzione.
    Il compito del Diacono. – Faccio prima riferimento all’ Enchiridion Vaticanum vol.3° (dove è contenuto Principi e norme per l’ uso del M,R,), alla pagina 1355 n°2185 (134): “durante la preghiera Eucaristica, il diacono sta in piedi, accanto al sacerdote, ma un può indietro, per attendere quando occorre al calice e al messale”, poi, nella conclusione dell’ articolo………..”l’ invito a rileggere con particolare attenzione l’ intero documento……..anziché ricercare le singole novità, alcune delle quali sono di scarso valore, per non dire ritualistiche, inutili e involutive.”
    Veniamo al punto: i diaconi sono anziani, quelli giovani lo sono per i sei mesi canonici e qualche volta neanche quelli. Quindi i diaconi siamo noi anziani e vecchi con ginocchia e giunture scricchiolanti e dice bene lei…..”egli dovrebbe, stranamente, genuflettere dall’ epiclesi all’ elevazione del calice”. Aggiungo io, STRANAMENTE,proprio ora che si comincia ad avere difficoltà e se ne avrà sempre di più in avvenire.
    Se in presbiterio tutti i celebranti o concelebranti stanno in piedi, e il diacono nel suo ruolo e nella sua funzione è concelebrante, genuflette, quale vantaggio ne può trarre l’ uniformità della celebrazione? Non le sembra che questa novità sia fra quelle inutili e involutive?
    Comunque due cose possono succedere: la prima è che uno è costretto ad inginocchiarsi, e nella migliore delle ipotesi, si sottopone una persona anziana a una sofferenza inutile, senza escludere possibili traumi. Oppure, uno comunque sta in piedi, per necessità, ma sicuramente con imbarazzo.
    Però, se la Chiesa è un popolo in cammino e in comunione di intenti per raggiungere lo stesso fine, i segni, gesti, atteggiamenti, espressi tutti uguali, sono l’ indice di questa comunione e di questo pellegrinare insieme.
    Lei scrive: “l’unità ministeriale del popolo di Dio è oggetto di attenzione in vari momenti, perfino dei gesti e nell’ abbigliamento del corpo: i comuni atteggiamenti sono sono segni di unità dei ministri, dei membri della comunità cristiana riunita per la liturgia……….” E allora perché solo il diacono genuflette e non tutti come segno di adorazione per il mistero che in quel momenti si sta compiendo?
    Saranno queste le novità da rimettere in ordine nei presbiteri, nelle assemblee e dare alle celebrazioni la dignità che finora non hanno avuto?
    Comunque affido per ora la mia voce a Vita Pastorale e a lei Padre Falsini, perché spero che fra quelle persone a cui a suo tempo, hanno chiesto un parere.

    come vedo se pur per qualche motivazione in più o diversa. Un abbraccio

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