Questa raccolta di poesie mai pubblicata, nasce dall’esigenza di leggere la creazione
attraverso lo sguardo del poeta, pensando a Dio come ad un amico vicino, che nonostante tutto ci ama e perdona.
CAMMINANDO
Storia d’un pellegrino
- Creazione.
Arpeggiando note,
costruisti fantasie.
Pentagramma infinito di spazio;
ogni riga, una melodia.
Nacque uomo, dirompendo.
Alternasti leggi,
leggiadri pianeti,
ruotarono in disegni d’armonia.
Capolino,
sprizzando gioia,
fiorirono stelle.
Germogli verdi,
piante,
disegnò la terra.
Ammirato guardasti,
ispirato pensasti a lui,
donandogli
ciò che amore lui,
doveva scoprire.
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- E poi?
Parlavi all’anima camminando,
un fiume d’amore nel cuore, traboccando,
irrorava l’essere.
Gioiosi passi,
percorrevano l’Eden.
Immutabile armonia.
Nell’amore ti sublimavi,
creando lei stringevi,
dio adoravi, pregando,
quando i corpi uniti,
Adamo ed Eva rendevan uno.
Ogni nome un essere,
ogni nome una pianta,
fantasia tu sprigionavi, uomo,
sentendoti creatore.
Pascolava quieto l’agnello,
adornando di lana,
criniere di leoni.
Contemplando pensasti,
ammirato bramasti,
osando possedesti,
tutto e niente, tuo.
Fuoco poi divampò,
arrossando di passione il tuo volto,
bramavi conoscenze
gettando l’anima in tormenti.
Passeggiava sereno,
ma tu non sentivi,
il respiro dolce della brezza
portarti i suoi passi.
Strisciante,
viscido,
il fuoco sprigionava lingue di piacere,
a cui supino,
porgevi pensieri ed anima.
«Di più!»
Gridavi sottovoce,
mentre arroventavi l’amore
al fuoco del potere.
Tue volesti fantasia e coscienza,
posasti l’amore
innalzando fiaccole d’orgoglio.
Di morte vestisti il cuore,
nascondendo la fonte della vita.
Or cammini ricurvo,
arando zolle che il sudore bagna,
l’anima morendo
le stringe a sé inseguendo ricordi
per essere nell’Eden.
- Io no! Ma tu…
Mentre fuggiva dall’Eden temendo vendetta
Con pazienza compositore
Inventasti una favola.
La storia colmasti di gioia,
oasi avresti posto lungo la strada,
uomini di te avrebbero parlato insegnando amore,
la tua mano l’avrebbe protetto,
alla tua ombra trovato pace.
Ora lo vedi fuggire,
piega il dorso la fatica,
soffre il tuo cuore la sua infedeltà.
Ma già lo sogni padrone del mondo,
a testa alta, tuo figlio.
Di sedere alla sua mensa ti compiaci,
sotto il suo tetto riposi,
per lui il tuo amore fedele,
per lui la terra,
per lui il cielo,
per lui tu…
Uomo,
fuggiasco,
perduto,
inseguendo sogni e rimpianti,
disseti l’anima all’amara fonte dello sconforto.
I tuoi passi affrettati, ignorando,
percorrono una strada,
che il suo amore già segna.
- Noi da te.
All’ombra del cedro
Sentivi l’antico canto scaldarti il cuore;
amareggiato,
inseguivi il sogno dell’amore perduto
cullandoti alle note del ricordo.
Quando dal deserto, il vento caldo ti portò la Sua voce,
stupito, confuso,
sussultò di gioia il cuore,
Lui ti aveva scelto.
Da te un popolo,
da te la speranza,
da te il nuovo patto.
Cogliesti fagotti di sogni,
lo sguardo mirò il deserto
correndo oltre i monti,
oltre la pianura assolata,
oltre il confine del cielo,
verso la terra che Lui, per te, pensato avea.
Sotto la tenda la sera,
di Lui parlavi evocando paradisi,
antiche leggende di pace.
Nell’abbandono si prostrò il cuore,
quando piansero i tuoi,
quello che avevan lasciato.
Ma non si fermò lo sguardo,
credevi,
contro ogni speranza,
contro ogni evidenza,
il silenzio avrebbe germogliato vita,
la sterile una discendenza.
Da te un popolo,
il Suo popolo.
- E fui solo.
Ci lasciammo così,
pensieri dividemmo,
il cammino diverso segnarono passi stanchi.
Il sentiero continuò verso monti lontani.
Non un sussurro,
non un addio,
ci separammo!
Solo,
scelta la strada camminai,
io e il destino,
io e la morte,
solo.
Non volsi lo sguardo,
né mai piansi, la sera intorno al fuoco.
Al tramonto del sole, inseguii ombre,
dipinsi su pareti scoscese rimpianti.
Lo cercai nel tuono,
nella folgore che incendia,
nel temporale cercai il tuo volto, Signore,
ma niente portò pace.
Torri d’orgoglio innalzai,
inseguendo perduti cieli,
ma vane, crollarono al peso del desiderio.
Ti cercai nella natura,
ma muta restò la speranza.
Tacqui,
piansi,
ma non sentii la Tua mano protesa, accarezzarmi.
Quando invocando amai,
per un istante Tu…
- Camminando.
Cavalli di Troia i grattacieli,
nascondo volti sconosciuti;
anonime immagini quotidiane
ove non trovo l’uomo.
Giovani bramano felicità
Aggrappandosi a stelle di carta,
fatue regine di un’Odissea eterna.
Pellegrino d’amore,
soffermo il mio fragile legno,
in acque tumultuose getto l’ancora.
Vittoria di Pirro è la nostra vita,
stringiamo i pugno afferrando il vento.
Ci tuffiamo nel rumore,
di caos avvolgiamo i pensieri;
il silenzio ci spaventa.
Ritiriamo i nostri remi,
in lagune putride sguazzando,
bagniamo il corpo,
sperando in un sollievo che, mai,
verrà a cancellare l’orgoglio.
Leva le ancore,
insegui il silenzio che fugge,
recluso su spiagge vergini,
camminando,
raggiungi te stesso perduto,
che in Dio riposa.
- Sono uomo!
Orgogliosamente,
alzo gli occhi al cielo,
confondo nell’azzurro l’anima.
Raggi di sole filando,
intessono tappeti di stelle.
Vivo sensazioni,
che come coriandoli, poi,
lascio dietro di me
sul sentiero della vita.
Avidamente,
colgo nettare,
ai fiori dei sensi.
Innalzo le mani al cielo
Inseguendo l’aquilone del cuore.
Un bimbo corre tenendone il filo.
Io!
Lasciato il corpo adulto,
bimbo,
inseguo il cuore.
Bosco intricato la vita,
fanciullo,
rallento il passo.
Sono uomo!
Miriadi di stelle spengo
lasciando notte.
Termina il sogno
generando realtà.
Silente, miro la terra,
il fango che mi copre;
l’anima inseguendoti,
cerca il sole.
- Tu vicino.
Dev’essere stato il silenzio,
non le tue dolci parole;
non fu nemmeno un tuo gesto,
solo lo sguardo seguiva i miei passi;
ma la folgore che penetrò il mio cuore
infiammando amore,
non fu dei tuoi occhi.
Dev’essere stato il silenzio,
il tuo attivo silenzio,
carico d’amore e passione,
che m’avvolse come una rete nel mare.
Quel silenzio ossessivo,
in cui inseguivo il caos
per non trovare me stesso,
per non vedermi qual ero e sono.
Invano sperai,
invano evocai perduti piaceri.
Tu ed io soli,
e tanto…
tanto silenzio intorno.
Le doglie del mio parto
Straziarono l’anima,
confusi realtà e sogno,
volevo averti!
Ma…
Il terrore seppellì l’anima negl’incubi
Sprigionando mostri.
Gemeva lo spirito prostrando il corpo.
Ma non ero tuo!
L’alba non fugò le ombre,
non giunse la fonte a ristorarmi,
non il raggio di sole carezzò il mondo.
Solo;
piangente;
lagrime bagnano il volto,
cade liberando lo sguardo il velo del nulla
ed io…
Ti ritrovo vicino.
- Riandando venendo.
In cammino contemplo
il tuo volto, Signore.
Pentito,
tuo,
tuo soltanto.
Sospiro scuse,
istanti smarriti
in cui bramai e mi persi.
Siam qui!
Sussurrano sirene
adagiate agli angoli della vita,
opulenza tintinnano monete
su mani trapunte di desiderio.
Tesori fatui sprigiona il vizio
Quando perduto fermo il cammino.
Riempite vuoti letti prostitute,
sfumate di piacere tristi sogni,
cancellate ricordi oscurando Dio.
Occhi tristi, socchiuse il sonno
Impalmando di rimpianto
Sogni scialbi.
Piacere,
ricchezza,
opulenza,
vizio,
alternandosi danzavano un sabba,
che come altalena
riempiva cuore ed anima di tristezza.
Labbra dolci sognavano esaltanti baci,
tremule parole che inseguendo amavo,
su letti assolati d’orgoglio.
Non trovai me stesso,
deluso,
scontroso,
scacciai magiche sirene destandomi.
Confuso,
guardai il noto sentiero,
sospiro scuse,
istanti smarriti,
in cui bramai perdendomi.
Calpesto giornali,
brani scritti di vita
in cui pur mi trovo,
lagrime oranti a Te chiedon perdono,
mentre il pensiero rimpiange,
sirene e perdono,
amore e morte.
Tuo vivendo,
amando amore,
che in Te per me crei;
calando nebbia ai desideri,
liberando sole.
caro Claudio, le tue poesie, sono bellissime, so0no riflessioni profonde, da cui traspare l’amore per Dio, il creato, l’uomo…
Grazie!
Sono delicate, serene… come volo di farfalla…
Non ho parole per esprimere l’emozione che mi danno.
Ti chiedo; posso usare qualche frase, da dedicare ai miei ragazzini di catechesi?
Si le puoi usare liberamente, grazie per il tuo apprezzamento.
Claudio