L’Archivista
Casignano 11 settembre 1996
Voltò lentamente la pagina del libro, con un gesto reverenziale, quasi sfogliasse un testo sacro, per darne lettura in un’assemblea liturgica.
Nel suo sguardo si leggeva una profonda tristezza che affondava le sue radici nell’animo contrito.
Eppure…
Quante volte il suo animo, illudendosi, aveva sperato in un futuro diverso, in un mondo sereno in cui l’armonia avrebbe condotto l’uomo alle soglie del Mistero.
Il volo leggero della fantasia come una piuma portata dal vento lo faceva andare oltre quelle sterili parole.
Un profondo sospiro sgorgò spontaneo dalle labbra portando alla bocca tutto il sapore della malinconia e della solitudine.
Sollevò la testa guardandosi intorno, con gesto lento e misurato si tolse gli occhiali pulendoli ad un lembo del maglione di lana blu che indossava.
Un brivido gli percorse la schiena. Faceva freddo in quell’ufficio, nonostante il tepore del radiatore vicino alla scrivania, faceva freddo.
Soltanto allora guardando, si accorse di quanto erano spoglie le pareti di quella stanza.
Un senso d’abbandono e di solitudine s’affacciò alla mente, ma subito lo scacciò. Ormai era abituato alla solitudine.
Ora doveva avere il coraggio di digitare il nome sul computer e la pazienza di attendere una risposta.
Oh come avrebbe voluto una risposta diversa dal solito.
Digitò con calma poi attese.
Ma..
Improvvisamente come un temporale estivo la stanza scomparve. Al suo posto non c’erano più le pareti, ma un infinito celeste trapunto di nuvole bianche e solcato da un garrire continuo di rondini.
Volavano ovunque ricamando nel blu trame meravigliose.
Il sole splendeva alto e già nel prato i bambini si rincorrevano facendo a gara con gli uccelli.
Le fronde stormivano e lui si lasciava cullare dal suono di quelle cantilene.
Una pace infinita scese nell’animo.
Dal cuore, in punta di piedi, s’affacciarono i ricordi infantili a riscaldare quel freddo mondo interiore, che sempre l’accompagnava.
Le cime innevate, una casetta in campagna, la sua adolescenza.
Il vecchio setter, Bull, giocherellone che rincorreva le galline nella corte davanti casa.
Le voci! Sentiva anche le voci. La vecchia zia con la pipa in bocca e la granata in mano, affacciata sulla soglia, come una sentinella intenta a sorvegliare il buon andamento della casa.
E il sottotetto, vicino alla grondaia, con tutte quelle casine di fango.
Così chiamava i nidi delle rondini…
Stette in silenzio, gustando quelle immagini, traendo da esse la linfa vitale che alimentava la speranza.
Il bip della risposta lo destò riportandolo nel gretto vuoto della stanza, non restava che annotare il tutto.
Prese la sua penna d’oro ricordo di una prima Comunione passata ormai da tanto tempo.
Poi cominciò ad annotare sul libro:
Rondine: Estinta!
Voltò pagina in silenzio mentre due lacrime scendevano a bagnare di pioggia l’amaro trionfo della civiltà.
Immagine notturna di New York
Ultima notte dell’Anno
Scritta il 31 dicembre 2001
Nel silenzio, mentre guardo l’infinito e la musica riempie l’animo, questa prigione del mio corpo sta scomparendo e mi perdo nell’infinito di un istante che vorrei tutto esclusivamente eternamente mio.
L’ultima notte dell’anno che si dispiega sopra la terra coprendo il cielo d’antichi presagi.
In questa notte magica dove il silenzio si coniuga con l’urlo infinito dell’umanità sofferente mi sento di appartenere a tutti, mi sento perduto nell’immensità di Dio.
Quanta magia negli occhi dell’amata amante che inseguo nelle profondità dell’anima e sento che la sua pelle vibra al contatto delle mie mani e mi perdo fondendomi nell’abbraccio del mondo.
L’ultima notte dell’anno che rotolando ai piedi della luna mi fa guerriero dell’infinito, povero Parsifal alla ricerca del Graal.
In questo tempo di grazia che il Signore della storia e del tempo ci dona, in questo tempo di grazia, l’importante diventa fondersi con l’anima del mondo, con l’anima della natura, con l’intero universo alla ricerca di noi stessi.
Nello sguardo di mio figlio e sulle guance di mia figlia riscopro il senso profondo della mia storia del mio appartenere del mio essere uomo sino in fondo nei loro sentimenti nel loro essere parte di me ed al tempo stesso individui, nel loro essere frutto del mio passato ed al tempo stesso il futuro che si proietta nell’eternità, comprendo l’amore di Dio per noi e prego.
L’ultima notte dell’anno per una vita infinita.
Auguri a tutti.
Claudio